"L'imperatore
Federico I, con diploma emanato in giugno del 1162, diede in
feudo il luogo di Garlenda ad un "Anselmo de Quadraginta",
che era dei conti di Langueglia. Garlenda e tutta la valle di
Lerone erano altre volte feudo imperiale posseduto in prima dai
marchesi di Savona. Passò nel 1335 al marchese di Cravesana,
che nel 1385 ne fece dono alla repubblica di Genova, sotto cui
la famiglia dei Langueglia vi esercitò qualche giurisdizione,
ma non senza contrasti per parte degli abitanti.
Questo comune, e l'unito luogo di Paravenna, ebbero i propri
statuti intitolati: Statuta, seu municipalia jura oppidorum Garlendae
et Paravennae nuper refonnata de licetia Gubernatoris, pro M.
Ill. D. Octavio fratre domino dictorum locorum et per eumdem
dominum Gubernatorem approbata et confirmata anno Domini 1618.
Lodani typis Francisci Castelli. Un volume manuscritto in ottavo
di pagine 88. Precede agli statuti un ordinato del 1618, 8 ottobre,
intorno alla riforma degli antichi statuti del 1562, commessa
ad uomini eletti del comune in parlamento, con licenza del feudatario.
Gli statuti sono altri civili in 70 capi, altri intorno alle
cause criminali in 14 capi, oltre a 19 capi d'aggiunta. Furono
approvati e confermati come sopra dal Governatore del luogo con
decreti 1618, 1 novembre; 1628, 25 maggio; e 1648, 15 aprile;
ed ampliati di alcune provvidenze in data del 13 giugno 1685.
Si aggiungono alcuni provvedimenti dati dal feudatario contro
i furti, che sono del 15 giugno 1746. Nella
guerra che era nata per lieve cagione nel 1672 tra Carlo Emanuele
II e la repubblica di Genova, arse poi in terribile modo, il
rinomatissimo conte Catalano Alfieri, nel dì 26 luglio
di quell'anno, dopo aver occupato Cisano, prolungando cosi la
sua linea verso la città di Albenga, mosse ad assalire
il villaggio di Bastia per accostarsi ai balzi di Garlenda che
la separavano da Stellanello: i genovesi vi si trovavano in molta
forza; ciò non pertanto
egli nel dì 27, dopo un conflitto lungamente sostenuto,
s'impadronì di Paravenna e del vecchio castello di Garlenda,
che coprivano la linea nemica: tre volte i savoini assaltarono
questa linea con impeto maraviglioso; ma loro fu impossibile
di vincere la resistenza che vi fecero i genovesi, i quali conducendosi
poi verso Ginestro e Ranzo, costrinsero l'Alfieri ad abbandonare
Garlenda, e a ritirarsi la sera del dì 28 per Cisano verso
Zuccarello. Il nemico appena fu fatto consapevole di questo movimento
si avanzò ad Erli, nella speranza di tagliare il cammino
ai savoini; ciò che li pose nella necessità di
rientrare in Castelvecchio. Il comune di Garlenda era stato ceduto
al Re di Sardegna dopo la guerra del 1743. Nel 1800 i francesi
lo riunirono a Genova, e lo incorporarono finalmente al cantone
di Albenga, aggregandogli la villa della Chiappa, ed anche il
paese di Ligo coi loro territorii staccati dal comune di Villanuova;
la quale riunione di luoghi fu eziandio confermata dopo la ristaurazione
politica; se non che Ligo fu a Villanuova restituito.
In
Garlenda si conservano lapidi del 1600, che non riferiamo, perchè non
rischiarano alcun punto rilevante di storia. Nelle ultime guerre
passarono per questo territorio numerose truppe d'Austria e di
Francia, ma non vi accadde tra loro alcun fatto d'armi. Garlenda
fu contado dei Costa del Carretto di Balestrino".